Si, ho indugiato nel chiederti un
secondo incontro. Temevo mi avresti detto di no, ma cosi’ non e’ stato.
Felice.
Non vedevo l’ora di vederti. Quel giorno come adesso, ma allora non me ne
rendevo conto.
Il secondo incontro e’ stato determinante. Non so come ho fatto
a trovare il coraggio di prenderti la mano e di iniziare ad accarezzartela, ma
averti nelle mie mani e poter conoscere la tua pelle con le mie dita e’ stato
un qualcosa che non dimentichero’ mai.
Correre su e giu’ sulla tua mano, sul
palmo, sulla parte scoperta di braccio, e percepire la tua tensione, la tua
paura, il tuo imbarazzo. Temevo mi avresti allontanato e allora cercavo di
conoscere piu’ centimetri possibili del tuo corpo in quel poco tempo, in quel
ristorante indiano, prima di sentirmi allontanare.
Un’altra sorpresa, la piu’ bella.
All’inizio eri un po’ riluttante, mi avevi recitato anche alcune regole di
comportamento che avrei dovuto tenere con te. Ne’ io ne’ tu abbiamo opposto
troppa resistenza.
Mi hai permesso di avvicinarmi, di abbracciarti, di toccarti
e di baciarti. Non mi sembrava vero, cercavo spasmodicamente la tua pelle, il
tuo odore, il tuo sapore. In piedi, fuori dal ristorante, come due adolescenti.
Ma non mi sarei mai staccato dalle tue labbra. Volevo percorrere tutto il tuo
corpo con le mani, volevo imparare a riconoscerti tra mille e mille,
dall’odore, dalla, forma, da come ti muovi….
E tu, da quel momento, sei tu. Ti
riconoscero’ per sempre.
Di nuovo, qui solo oggi capisco
quanto tu abbia lasciato il segno dentro di me. Stupidamente ho cercato di
mettere te in allarme, e mi hai anche raccontato di avere avuto tu stessa un
momento dove stavi perdendo il controllo. E oggi mi trovo esattamente
dall’altra parte.
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