mercoledì 12 aprile 2017

E due.....



Si, ho indugiato nel chiederti un secondo incontro. Temevo mi avresti detto di no, ma cosi’ non e’ stato. 

Felice. Non vedevo l’ora di vederti. Quel giorno come adesso, ma allora non me ne rendevo conto. 

Il secondo incontro e’ stato determinante. Non so come ho fatto a trovare il coraggio di prenderti la mano e di iniziare ad accarezzartela, ma averti nelle mie mani e poter conoscere la tua pelle con le mie dita e’ stato un qualcosa che non dimentichero’ mai. 
Correre su e giu’ sulla tua mano, sul palmo, sulla parte scoperta di braccio, e percepire la tua tensione, la tua paura, il tuo imbarazzo. Temevo mi avresti allontanato e allora cercavo di conoscere piu’ centimetri possibili del tuo corpo in quel poco tempo, in quel ristorante indiano, prima di sentirmi allontanare. 


Un’altra sorpresa, la piu’ bella. All’inizio eri un po’ riluttante, mi avevi recitato anche alcune regole di comportamento che avrei dovuto tenere con te. Ne’ io ne’ tu abbiamo opposto troppa resistenza. 

Mi hai permesso di avvicinarmi, di abbracciarti, di toccarti e di baciarti. Non mi sembrava vero, cercavo spasmodicamente la tua pelle, il tuo odore, il tuo sapore. In piedi, fuori dal ristorante, come due adolescenti. Ma non mi sarei mai staccato dalle tue labbra. Volevo percorrere tutto il tuo corpo con le mani, volevo imparare a riconoscerti tra mille e mille, dall’odore, dalla, forma, da come ti muovi…. 

E tu, da quel momento, sei tu. Ti riconoscero’ per sempre.


Di nuovo, qui solo oggi capisco quanto tu abbia lasciato il segno dentro di me. Stupidamente ho cercato di mettere te in allarme, e mi hai anche raccontato di avere avuto tu stessa un momento dove stavi perdendo il controllo. E oggi mi trovo esattamente dall’altra parte.
 

 

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