lunedì 17 aprile 2017

La macchina del tempo ha un buco nella gomma



Vorrei tornare qualche settimana indietro nel tempo, sperando poi di potermi rendere conto per tempo di quello che sto capendo solo oggi.  Non ti farei andar via, perche’ penso che un tentativo ce lo meriteremmo entrambi.

Sto scoprendo di aver molta voglia e desiderio di farmi conoscere di piu’ da te. Vorrei fare molte cose con te. Imparare altri aspetti di te, cosa ti piace e cosa no, cosa ti fa ridere e cosa ti fa piangere,  e allo stesso tempo vorrei che tu ti avvicinassi di piu’ a me perche’ mi piacerebbe che anche tu vedessi altre parti di me.

Cammino per la strada e quello che vedo, sento e ascolto immagino di rapportarlo a te, vorrei che tu fossi li’ con me in quel momento per condividerlo oppure mi domando che cosa ne penseresti tu.

Bramo un tuo sorriso, una tua parola, un tuo messaggio, un tuo segno piu’ di ogni altra cosa. Sto impazzendo sempre di piu’ ogni giorno che passa. Perche’ so che non ci siamo detti tutto, e che – cazzo – un tentativo andrebbe fatto.

Sai una cosa ? Se ad oggi potessimo dire di avere abbastanza “vissuto nostro” alle spalle per poter dire che “non funziona”, oggi io non starei impazzendo cosi’. Sarei conscio dei limiti del nostro “noi”, e me ne sarei fatto una ragione.  Invece non abbiamo “provato abbastanza”, e poi all’improvviso e’ tutto finito. Per colpa mia, perche’ non ho realizzato prima che dentro di me stava accadendo qualcosa di importante. E perche’ ti ho lasciata da sola, nella convinzione che questa fosse una relazione “a tempo”.  

E’ vero, ero su Once perche’ qualcosa mi ha spinto a mettere la testa fuori….. e’ iniziato come un gioco, per capire se la mia situazione personale di “amico/fratello” (come ti ho scritto ieri)  fosse solo una mia sensazione o no, e se li’ fuori potessi essere apprezzato “come uomo” da qualcuno. 

Oggi capisco di non averti incontrata. Ho invece capito di averti trovata. In mezzo a centomila. 

Oggi capisco che la frase “io e te non c’entriamo nulla insieme” era un mio schermo protettivo.

E lo capisco – ormai – solo oggi.