….. il tuo regalo di ieri, quelle
ore a scambiare messaggi con te. Provo
una sensazione strana, durante e dopo le nostre chiacchiere.
Scriverci “in diretta” mi richiede
moltissima energia, perché’ ogni singolo messaggio e’ un’attesa della tua
risposta, e’ rileggerlo venti volte, e’ ripercorrere i messaggi precedenti, e’
domandarsi continuamente quanti minuti avro’ a disposizione per scriverti tutto
quello che provo prima che tu mi dica che devi andare, e’ essere me stesso e
allo stesso tempo cercare di ragionare e di mantenere il controllo per evitare di
cadere nell’illusione che la tua presenza abbia un significato, e’ immaginare
come sarebbe se fossimo di fronte uno all’altra.
Ci metto tutto quello che
ho, fino in fondo, perche’ anche se oggi non c’e’ nessun risultato da ottenere,
penso che ne valga la pena e perché’ non voglio avere rimpianti.
Ieri poi e’ stata ancora piu’
dura, perché’ dopo tanto tempo ho risentito la tua voce, il tuo modo parlare, il tono accogliente della
tua voce.
Mi ha segnato parecchio, anche solo risentirti per telefono. Un misto di gioia, felicita’ per aver avuto
la possibilita’ ancora una volta di sentirti, di averti in qualche modo piu’
vicino, e allo stesso tempo di dolore per la consapevolezza di quanto e’ bello
parlare con te, anche di momenti “difficili” come questo, sapendo che purtroppo
sara’ solo un “momento”, e che di li’ a poco sarai di nuovo lontana da me.
E poi, quando immancabilmente
tutto finisce, quando ci salutiamo, arriva il “down”, come nella piu’ classica
della droga. Il buio, il silenzio, la lontananza. Dove sei….? Ti cerco, ti
immagino, ti penso intensamente, ma non ci sei e il dolore si fa sentire e
preme sugli occhi, sul petto, e arriva il freddo.
E dopo il “down” arriva la crisi :
ne vorrei ancora, e ancora e ancora, minuti , ore, giorni, anni con te, perché’
non mi basti, perché’ ti voglio al mio fianco, perché’ ho fame di te.
It will be a long cold
day in hell before I take you back